Lo stato dell’arte (n. 6/2020)

Lucrezia Stellacci, Consigliere del Ministro – Presidente regionale UCIIM Puglia

Sta volgendo al termine un anno scolastico davvero eccezionale, nel  senso  etimologico  del  termine, una eccezione nella storia della scuola italiana. Nessuno avrebbe potuto immaginare che  un  virus,  invisibile  e  sconosciuto, avrebbe messo KO la nostra Scuola!

Lo sconcerto, però, è durato solo pochi giorni, cedendo subito il passo alla creatività, dote naturale delle scuole che, pur di continuare a garantire il diritto all’apprendi- mento della vasta platea degli studenti, hanno dovuto ripiegare su di una metodologia didattica nuova, figlia del Piano Nazionale Scuola digitale (PNSD), ma già praticata solo in poche isole felici, perché ritenuta priva delle componenti essenziali della relazione e della personalizzazione che fanno della didattica in presenza la metodologia vincente.

Nonostante la buona volontà dei dirigenti e del corpo docente che in ogni modo hanno cercato di dare seguito alle istruzioni che il Ministero ha fatto prontamente pervenire alle scuole per agevolarne l’azione, non sempre è stato possibile attivare la Didattica a distanza (d’ora in poi DaD) in tutte le classi, per cause molteplici: attrezzature tecnologiche non sufficienti, sia nella scuola che nelle abitazioni degli studenti, o non supportate da reti di connessione potenti in grado di sostenere l’improvviso potenziamento del carico di lavoro; insufficiente preparazione dei docenti non adeguatamente formati all’utilizzo delle tecnologie didattiche e non dotati della flessibilità necessaria per convertire in modalità a distanza, le unità didattiche programmate in presenza.

Gli obiettivi formativi delle programmazioni annuali sono stati comunque tutti ridisegnati e rimodulati, le attività riprogettate, ridefiniti gli strumenti da utilizzare e le metodologia da seguire nelle interazioni con gli alunni. Pur nella consapevolezza che nessuna tecnologia può scatenare gli aspetti emotivi ed affettivi che accompagnano la relazione educativa in presenza, si è dovuto dar vita ad un ambiente di apprendimento nuovo, da creare, alimentare e rimodulare di volta in volta.

Ed oggi che possiamo cominciare a valutare serenamente l’esperienza fatta, riscopriamo che alla resa dei conti, non mancano anche gli aspetti positivi che proverei a sintetizzare nei seguenti punti:

  • ha migliorato la competenza tecnologica di docenti, genitori e studenti;
  • ha rinsaldato la collaborazione scuola-famiglia, riscoprendo il ruolo strategico dei genitori come partners educativi;
  • ha consentito il processo di individualizzazione dell’insegnamento, che ha pro- dotto risultati sorprendenti proprio con gli alunni più timidi, introversi, di solito gregari all’interno del gruppo classe. Purtroppo non tutti gli studenti sono stati raggiunti e qualcuno è rimasto fuori, pre- valentemente a causa della condizione socio-economica-culturale della famiglia di appartenenza o della particolare situazione di salute dello

Se nella didattica in presenza è la famiglia che entra nella scuola con il carico di vissuti che il bambino/ragazzo si porta nel cuore e negli occhi, con la didattica a di- stanza la situazione si capovolge perché è la scuola ad entrare nelle case, a percepirne il clima di cura o di abbandono, a consentire ai genitori di osservare lo svolgimento delle lezioni e delle relazioni che si instaurano tra il docente e i singoli e con il gruppo classe. Finalmente un altro tabù è caduto, quello della classe impenetrabile, schermata da una cortina di inspiegabile riservatezza.

E a settembre, cosa succederà?

Al ministero si sta lavorando alacremente, perché si torni tutti a scuola nella data che il Ministro concorderà con le Regioni in sede di Conferenza Unificata Stato-Regioni.

Ma è già definito dalle legge il rientro a scuola il 1 settembre per quelle classi, che saranno poi la maggioranza, per le quali i rispettivi Consigli hanno provveduto a com- pilare il piano di integrazione degli apprendimenti, che dovrà poi confluire nella programmazione dell’a.s. 20-21, e per quegli alunni che sono stati ammessi alla classe successiva in presenza di valutazioni inferiori a sei decimi, e che saranno tenuti a conseguire gli obiettivi di apprendimento non raggiunti nell’a.s. appena trascorso e specificati nel piano di apprendimento individualizzato, compilato nello scrutinio finale e allegato  al documento di valutazione dello studente interessato.

Le misure sanitarie da rispettare per evitare i contagi, ove il virus non ci abbia ancora lasciati, ma presenti un indice di rischio basso come nella situazione attuale, sono già state individuate nel Documento tecnico del 28 maggio 2020, adottato dal CTS istituito presso il Dipartimento della Protezione civile, e attengono a tre filoni generali:

  • il distanziamento fisico interpersonale,
  • l’uso dei dispositivi di prevenzione sanitaria,
  • le misure di igiene della persona e dei locali, con aereazione continua degli Ovviamente tutto resta condizionato a quella che sarà la situazione epidemiologica del Paese al momento della apertura, che potrebbe ulteriormente migliorare attestandosi sul «rischio zero» o addirittura peggiorare riportandoci ad una nuova condizione di lockdown, con le conseguenti azioni da adottare per contemperare i due diritti, entrambi di matrice costituzionale, alla tutela della salute e alla fruizione dell’istruzione.

Differenziate ed adeguate ai contesti di riferimento, dovranno essere le soluzioni organizzative che i Dirigenti scolastici, coadiuvati dagli organi collegiali, dovranno assumere per garantire il rientro in sicurezza di studenti, docenti e personale a.t.a., essendo essi i responsabili della gestione delle risorse finanziarie, strumentali e professionali, oltre che dei risultati del servizio, secondo quanto previsto dall’art.25 del Decreto leg.vo n.165/2001, novellato dal comma 78, art. 1 della legge n.107/2015.

In questo complesso e delicato lavoro di organizzazione e di gestione, che per molti profili non dipenderà solo dalla capacità gestionale delle risorse già presenti e disponibili nella scuola, i Dirigenti scolastici, saranno accompagnati e coadiuvati da Tavoli regionali, insediati presso gli Uffici scolastici regionali, a cui siederanno oltre al competente direttore con compiti di coordinatore, gli assessori regionali all’istruzione, al patrimonio, ai trasporti, il rappresentante regionale U.P.I. e A.N.C.I., il referente regionale per la protezione civile, il rappresentante regionale delle Associazioni dei genitori, de- gli studenti, dei disabili, delle scuole paritarie e del terzo settore. Ovviamente faranno parte di diritto di questo tavolo anche le rappresentanze sindacali del settore Scuola, nelle componenti del personale docente e a.t.a., e della dirigenza.

Compito di questi Tavoli regionali sarà quello di intercettare i problemi che i Dirigenti, nell’attuazione delle misure di distanziamento interpersonale, dovessero incontrare nella pianificazione delle classi e dei servizi complementari al regolare funzionamento delle stesse, e suggerire o adottare direttamente le misure idonee a risolverli o trasferire le richieste alle sedi competenti, territoriali o nazionali.

Sembra facile a parole, ma di fatto, ove permanesse un rischio contagio medio alto, la situazione si presenterebbe davvero difficile da governare e non si potrebbe pretendere dai dirigenti scolastici, nel loro ruolo di datori di lavoro, di assumersi responsabilità che eccedano i livelli di diligenza tecnica che sono normalmente richiesti nei loro comportamenti.

Ma a voler accantonare per un po’ le questioni più pressanti di organizzazione delle classi nei locali disponibili, con le misure di distanziamento consigliate, si presentano altre questioni non meno rilevanti e da pianificare puntualmente, per evitare l’effetto sorpresa e di conseguente spiazzamento che abbiamo già dovuto subire nel mese di marzo scorso al primo D.P.C.M. di interruzione del servizio scolastico in presenza.

Occorrerà curare attentamente e definire gli aspetti organizzativi della «didattica  a distanza» che, se non in senso esclusivo (come ci auguriamo tutti), ma senza dubbio in modalità aggiuntiva e alternativa alla didattica in presenza, dovrà entrare nella programmazione didattica di tutte le classi, per consentire di sostenere i moduli organizzativi determinati dalla presenza contingentata degli allievi nelle sedi scolastiche.

Ne consegue la necessità di una riorganizzazione spazio-tempo del servizio scolastico come esercizio della flessibilità didattico-organizzativa riconosciuta alle scuole dal regolamento di autonomia scolastica: D.P.R. n. 275/99 artt. 4,5,6 e legge n. 107/2015.

Ad esempio, ogni giorno potrebbero essere fisicamente in sede solo alcune classi che si alternerebbero con le altre, occupando solo gli spazi più ampi o privilegiando soprattutto alcune, come le prime di ogni percorso che hanno particolare necessità di un periodo di accoglienza e mantenendo sempre due binari paralleli, da un lato la DaD, dall’altro la Didattica in presenza, con una strutturazione funzionale dell’orario didattico.

Si potrebbe ipotizzare di svolgere un ciclo di lezioni a distanza per sviluppare un dato percorso tematico, come il percorso di educazione civica, obbligatorio dal prossimo anno o i PCTO (Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento) che non disdegnerebbero di sperimentare modalità innovative di attuazione, magari facendo fa- re esperienza agli studenti di strumenti, linguaggi e metodologie di approccio che prefigurino proprio le competenze richieste nel mondo del lavoro.

Come nell’anno in corso ha vinto la resilienza delle scuole di tutta Italia, altrettanto necessario sarà per il futuro sforzarsi di pensare a modalità risolutive che consentano attraverso la presenza fisica, sia pure non quotidiana, alternata a quella a distanza, di recuperare la relazione educativa interpersonale, umanizzando sempre più quelle connessioni digitali che hanno già provato ad arginare il distanziamento sociale coatto.

Ma per ottenere i risultati attesi, si impongono precisi adempimenti preparatori in vista della ripresa di settembre, di cui provo a citare alcuni:

  • il coordinamento organizzativo dell’erogazione della DaD nelle classi;
  • la definizione collegiale degli strumenti di base e l’approvvigionamento di tecnologie e software (ivi compreso una piattaforma sicura per la tenuta dei dati e la garanzia della privacy);
  • il potenziamento delle funzionalità e dell’accesso al registro elettronico, per i docenti, i genitori e gli studenti;
  • l’accesso alle tecnologie per tutti gli studenti(comodato d’uso o altro);
  • la formazione del personale docente, non docente e per i genitori e alunni;
  • la revisione del patto educativo di responsabilità e del regolamento d’istituto;
  • la revisione del PTOF in particolare per quanto attiene i criteri per la valutazione degli alunni e la comunicazione alle famiglie.

E per concludere, ritengo che ogni Collegio dei docenti, nell’espletamento del- le sue funzioni, debba sempre tenere a mente il seguente principio:

  • nessuna metodologia didattica è di per sé autosufficiente, perché va adattata all’ambiente a cui si rivolge, e acquisirà il senso che i docenti sapranno darle.