«Per la scuola». Programma politico 2018. Proposto ai partiti per la prossima legislatura – Editoriale nn. 11-12/2017

In un’indagine fatta dall’UCIIM, alla domanda «Ti fidi di più dello Stato, della scuola, della politica, della giustizia, della Chiesa, della famiglia» le risposte registrate sono state allarmanti e incredibili. Solo il 3% dei giovani si fida dello Stato, della scuola, della giustizia. Nessuno si fida della politica (0%). Il 2% degli adulti si fida dello Stato, il 5% della Scuola, il 4% della giustizia; lo zero % della politica.

Per fortuna il 75% dei giovani si fida della famiglia e il 16 % della Chiesa.

Per fortuna il 27% degli adulti si fida della Chiesa e il 62 % della famiglia.

È angosciante ma piuttosto che piangerci addosso RICOMINCIAMO.

Da dove? DALLA SCUOLA.

«Per la scuola» è un programma trasversale alle forze politiche. Esso mira alla maturazione della «persona» in tutte le sue dimensioni. Infatti poiché i problemi educativi influiscono in maniera forte sul benessere personale e sul clima della vita sociale urge sganciare la SCUOLA dalle settoriali logiche partitiche e dalle stagioni politiche: essa è BENE COMUNE.

Per ciò l’UCIIM ritiene irrinunciabile perseguire i seguenti principi:

• finalizzazione del «sistema educativo d’istruzione e di formazione alla crescita e alla valorizzazione della persona umana, nel rispetto dei ritmi dell’età evolutiva, delle differenze e dell’identità di ciascuno, nel quadro della cooperazione fra scuola e genitori e nel rispetto delle scelte educative della famiglia»

• riconoscimento del valore educativo, istruttivo e formativo di ogni scuola, statale o paritaria

• aggancio dei curricoli ai valori costituzionali della persona, del cittadino e del lavoratore, in quanto dimensioni indissociabili dell’essere umano, secondo l’esplicito dettato della Costituzione

• valorizzazione e sostegno dell’autonomia organizzativa, didattica e di ricerca e sviluppo delle singole scuole

• concezione del docente come professionista dell’educazione

• concezione del dirigente come leader educativo e come professionista del governo dell’istituzione.

La scuola, infatti, deve educare un cittadino autonomo, responsabile, consapevole, partecipe della società, che possegga un adeguato senso di appartenenza allo stato e sia dotato di equilibrate competenze critiche e progettuali per il proprio futuro. Deve educare persone aperte ad una nuova cittadinanza europea e globale, ad una pacifica convivenza nella realtà «glocale».

Questi non sono principi teorici, piuttosto sono la base, l’essenza di in nuovo cammino da intraprendere.

È inoppugnabile che è la scuola a formare il cittadino: il cittadino italiano che deve riacquistare la fiducia ormai spenta in merito alla politica.

Solo se insegniamo ai nostri giovani che la politica non è pura tecnica di potere, poiché come aveva intuito già nel IV secolo avanti Cristo il grande filosofo Aristotele essa è imprenscindibilmente legata all’etica e alla virtù, ne verremo fuori.

Proviamo a vivere e a far vivere quanto ci ha insegnato il nostro Vero Unico Grande Maestro Gesù: «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia… Beati gli operatori di pace».

Signori politici, La dignità non consiste nel possedere onori ma nella coscienza di meritarli (Aristotele).

1. NUOVO TESTO UNICO DELLA SCUOLA GIÀ PREVISTO DALLA LEGGE 107/2015

SITUAZIONE ATTUALE

Quella sulla revisione generale del Testo Unico della Scuola è l’unica delega della Legge 107/15 rimasta fuori dal ‘pacchetto’ approvato il 14 gennaio 2017 dal Consiglio dei Ministri.

Si tratta, in effetti, di un testo complesso, che attiene al riordino delle disposizioni legislative vigenti.

Infatti, avrebbe dovuto revisionare e raggruppare le tante norme che riguardano il sistema nazionale scolastico. L’ultimo lavoro, in questa direzione, resta quello realizzato con il Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297, meglio noto come Testo Unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado.

PROPOSTE

Un nuovo Testo Unico è ormai improcrastinabile, dopo riforme e contro riforme, leggi riguardanti la scuola anche all’interno di provvedimenti generali, la confusione regna sovrana.

Il nuovo testo unico si deve basare su alcuni indispensabili e fondanti criteri:

  • riduzione e alleggerimento della normativa
  • coerenza, essenzialità e chiarezza
  • semplificazione di procedure
  • salvaguardia del valore dell’azione educativa della scuola, inserendo nel testo unico la definizione «Sistema educativo di istruzione e di formazione», previsto dalla Legge 53/03. Si supera così il limite più evidente della Legge n. 107/15, che ha cambiato il termine fondante «educativo» con «nazionale»
  • garanzia di democrazia, collegialità, sinergia, cooperazione, condivisione e corresponsabilità, nel rispetto di ruoli e di competenze
  • attuazione del comma 181, lettera a, punto 3 che prevede «il riordino e il coordinamento formale e sostanziale delle disposizioni di legge incluse nella codificazione, anche apportando integrazioni e modifiche innovative e per garantirne la coerenza giuridica, logica e sistematica, nonché per adeguare le stesse all’intervenuta evoluzione del quadro giuridico nazionale e dell’Unione europea».

È nostro auspicio che partendo da tali principi e criteri direttivi si armonizzi una normativa ormai estremamente farraginosa e complessa che determina «ampi spazi interpretativi» rendendo la scuola «fragile».

È indispensabile che nell’elaborazione del testo unico si coinvolgano persone competenti, valorizzando anche il mondo della scuola e delle associazioni professionali di docenti e di dirigenti.

2. ORGANI COLLEGIALI

SITUAZIONE ATTUALE

Gli organi collegiali hanno i loro fondamenti normativi nel D.P.R. n. 416/74 e successivamente nel Testo unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione D. Lgs. n. 297/94, Titolo I.
Rispetto al 1974 diversi organi sono stati soppressi e quasi tutti gli altri hanno perso la loro particolare identità, per le innumerevoli riforme degli ultimi 20 anni.
In questi anni i diversi tentativi di riforma degli organi collegiali non sono stati affatto realizzati e alcuni provvedimenti non sono mai entrati realmente in vigore.
Ormai è improcrastinabile, quindi, una riforma organica degli organi collegiali, che ridia piena dignità ad uno degli aspetti vitali della nostra scuola.

PROPOSTE

È improcrastinabile una nuova legge degli organi collegiali, che sia finalizzata:
– ad assicurare l’educazione integrale della persona
– a garantire e valorizzare la professionalità docente e dirigente
– a valorizzare una reale cooperazione scuola-famiglia per un’azione educativa condivisa e corresponsabile
– a prevedere un reale rapporto con il territorio
– ad assicurare i rapporti e gli scambi internazionali
– a valorizzare la socializzazione delle buone prassi.

L’UCIIM propone a livello di istituzione scolastica: il Consiglio dell’istituzione scolastica; il Consiglio dei Docenti; i Dipartimenti; il Consiglio di classe; il Consiglio di sezione per la scuola dell’infanzia; il Consiglio di valutazione e di monitoraggio.
A livello nazionale, regionale, comunale e sopra comunale proponiamo: il Consiglio nazionale della scuola; i Consigli regionali della scuola; i Consigli interscolastici; i Comitati interassociativi dei rappresentanti delle associazioni professionali dei docenti e dei dirigenti scolastici.
La riforma degli organi collegiali si dovrebbe realizzare nel più breve tempo possibile al fine di connettere in modo costruttivo la dimensione umana che contribuisce alla formazione del discente.

3. STATO GIURIDICO DOCENTI

SITUAZIONE ATTUALE
La funzione docente è definita dall’art. 395 D.Lgs. 16-4-1994, n.297 «esplicazione dell’attività di trasmissione della cultura, di contributo alla elaborazione di essa e di impulso alla partecipazione dei giovani a tale processo e alla formazione umana e critica della loro personalità».
Tale definizione è stata rivisitata dal CCNL «la funzione docente si fonda sull’autonomia culturale e professionale dei docenti; essa si esplica nelle attività individuali e collegiali e nella partecipazione alle attività di aggiornamento e formazione in servizio».
Lo stato giuridico è regolato dalle norme relative all’assunzione, alla prestazione e alla cessazione del servizio. Il rapporto di lavoro del personale docente (impiego pubblico) è regolato dalla contrattazione collettiva, che è nazionale e decentrata e si svolge, salvo i casi previsti dalla legge, su tutte le materie relative al rapporto di lavoro. In sede di contrattazione collettiva, l’ARAN (agenzia per la rappresentanza negoziale) rappresenta la pubblica amministrazione.
Oggi le ricerche italiane sulla condizione professionale dei docenti registrano crescente disagio, demotivazione ed insoddisfazione verso livelli retributivi non appropriati.
Nella società globalizzata sembra perdersi il «senso» della scuola, il suo essere luogo deputato alla trasmissione della conoscenza e alla formazione delle persone e dei cittadini.

PROPOSTE
È fondamentale definire, in una visione prospettica, un nuovo profilo docente che sia coerente con lo sviluppo sociale, pedagogico, psicologico ed economico della nostra realtà.
Tra i punti fondanti da tenere in considerazione nella ridefinizione dello stato giuridico e della formazione dei docenti ci sembrano prioritari:
– l’attuazione di un sistema di reclutamento ordinario e regolare
– la valorizzazione sinergica del titolo di studio e dell’esperienza maturata
– la semplificazione delle procedure concorsuali
– il riconoscimento amministrativo ed economico della formazione in servizio
– il riconoscimento di tutti i titoli posseduti e del reale lavoro compiuto in classe
– il fare emergere con chiarezza nel nuovo stato giuridico tutto l’orario, che oggi «è sommerso», svolto dai docenti.
In relazione a quest’ultimo punto, la formazione non può e non deve essere lasciata al caso, ma necessita di un appropriato coordinamento.
Non ha senso formarsi su ciò che piace ma tutto deve essere progettato e funzionale al miglioramento del Sistema Scuola.

4. DIMENSIONAMENTO/RAZIONALIZZAZIONE DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE

SITUAZIONE ATTUALE
I principali riferimenti normativi relativi al dimensionamento sono rintracciabili già a partire dalla Legge 15 marzo 1997, n. 59, articolo 21 «Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed agli enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa» e dal relativo Decreto Presidente della Repubblica 81/2009 recante norme per la riorganizzazione della rete scolastica.
Senza dilungarci in un mero excursus storico-legislativo, sicuramente ad oggi i riferimenti più rilevanti sono la Legge 13 luglio 2015, n. 107 «Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti» e la Legge 7 aprile 2014, n. 56 «Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni» e in particolare l’art. 1 commi 44 e 85 che definiscono le funzioni fondamentali delle Province e delle Città Metropolitane. Tale normativa ha confermato, tra le competenze in materia di Istruzione, la programmazione provinciale della rete scolastica, nel rispetto della programmazione regionale.
Le disposizioni citate, coordinate con tutta la normativa di riferimento, hanno posto l’attenzione sulla valenza e sulle priorità della razionalizzazione della rete di scuole esistente sul territorio.
Purtroppo ad oggi le motivazioni che spingono verso un dimensionamento/accorpamento sono altre.

PROPOSTE
Il raggiungimento delle dimensioni ottimali delle istituzioni scolastiche ha la finalità di garantire l’efficace esercizio dell’autonomia prevista dall’articolo 21 della legge
15 marzo 1997, n. 59, di dare stabilità nel tempo alle istituzioni e di offrire alle comunità locali una pluralità di scelte, articolate sul territorio, che agevolino l’esercizio del diritto all’istruzione. Senza dimenticare che il dimensionamento è altresì finalizzato al conseguimento degli obiettivi didattico-pedagogici programmati, mediante l’inserimento dei giovani in una comunità educativa culturalmente adeguata e idonea a stimolarne le capacità di apprendimento e di socializzazione.
A tal fine nell’ottica di un dimensionamento che realmente raggiunga tali finalità è necessario tener conto:
– della storia dell’istituto
– delle caratteristiche del territorio
– del trend demografico nel territorio di riferimento
– dell’adeguatezza della rete dei trasporti
– della sostenibilità economica delle scelte programmate
– della efficacia/efficienza della distribuzione territoriale dell’offerta
– del raccordo della programmazione territoriale con le dotazioni di edilizia scolastica
– della compatibilità con le risorse strutturali e strumentali disponibili
– della necessità di porre un tetto massimo del numero di alunni dell’istituzione scolastica.
Le operazioni di dimensionamento devono essere predisposte attraverso un ampio, trasparente ed efficace sistema di consultazione con le istituzioni scolastiche, con l’Ufficio Scolastico Regionale, con i relativi ambiti provinciali e con le organizzazioni sindacali.

5. SISTEMA DI ISTRUZIONE DI 13 ANNI: 5 – 18

SITUAZIONE ATTUALE
La conclusione della scuola a 19 anni è il retaggio di un mondo in cui i tempi di apprendimento erano lenti e rarefatti. Tenere inchiodati gli studenti un altro anno al banco di scuola genera spesso noia e disamore per lo studio. Avrebbe molto più senso utilizzare il tempo risparmiato nelle superiori più in là nella vita, per aggiornarsi sul lavoro o imparare cose nuove in un contesto di saperi e tecnologie in continuo mutamento
A ridurre da 13 a 12 anni il ciclo dell’istruzione hanno provato governi con diversa impostazione culturale e politica: Berlinguer, Moratti, Monti.
Queste le proposte avanzate dai diversi governi:
A. anticipo elementari a 5 anni
B. riduzione del percorso formativo scuola di base approfittando degli istituti comprensivi
C. riduzione della scuola secondaria operando all’interno del biennio iniziale il taglio di un anno e mantenendo il triennio terminale.
La riduzione non può realizzarsi attraverso una semplice «restrizione del curricolo» tagliando qua e là i programmi per comprimerli in quattro anni. È evidente che la riduzione di un anno del ciclo secondario dovrebbe comportare un ripensamento di tutto il percorso scolastico a cominciare dalla scuola dell’infanzia: solo riorganizzando gli apprendimenti alle diverse età, scegliendo che cosa è davvero importante che i ragazzi imparino, adottando nuove didattiche, il passaggio a 4 anni porterebbe a un miglioramento della qualità della scuola.
Un altro problema è quello degli squilibri occupazionali che creerebbe la conseguente riduzione delle ore del personale.

PROPOSTE
1. Il riordino dell’intero percorso dovrebbe diventare la premessa per un ripristino di risorse in favore della scuola, per un ammontare almeno pari a quello della media dei paesi OCSE.
2. L’anticipazione del percorso non deve produrre l’abbassamento di livelli ma incrementarli attraverso una più coerente organizzazione degli studi.
3. Anticipare la scuola primaria a 5 anni vuol dire, però, anche ripensare i percorsi di apprendimento. A quell’età si può imparare a scrivere e leggere con facilità, ma la capacità di concentrazione è limitata, i bambini imparano più facendo che ascoltando passivamente e, comunque, devono potersi muovere di più di quanto non facciano oggi.
4. Andrebbe potenziato e valorizzato il sistema di studi terziari non-universitari come opportunità di conoscenza e di più agevole accesso al mondo del lavoro.
Si propone, a cura dell’UCIIM nazionale, un’indagine conoscitiva per docenti, dirigenti, genitori, alunni del triennio superiore, universitari e neolaureati onde chiedere parere sul sistema di istruzione 5 – 18.

6. DIREZIONE DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE

SITUAZIONE ATTUALE
La Dirigenza Scolastica
L’articolo 25 del Decreto Legislativo n. 165/2001 delinea il profilo del DS così come immaginato sin dall’avvio dell’Autonomia Scolastica.
La trasformazione della figura del Capo d’Istituto in Dirigente ha inizio con la Legge 59/1997 ed i suoi provvedimenti attuativi, D.Lsg. 59/1998 e Dpr 275/1999.
Negli anni sono aumentate le responsabilità ed i compiti attribuiti al Dirigente Scolastico.
Tale iter viene evidenziato attraverso numerosi provvedimenti normativi:
– D.Lgs 165/2001 articoli 21 e 25
– Dpr 80/2013
– Direttiva 11/2014
– Legge 107/2015 articolo 1, comma 93
– Direttiva 36/2016
– linee – guida emanate il 28/9/2016.

PROPOSTE
La valutazione del Dirigente Scolastico rappresenta un momento importante ed imprescindibile, ma è necessario intervenire sulle modalità, i tempi e la durata della stessa.
– Sono necessari processi valutativi caratterizzati da maggiore partecipazione, capaci di svilupparsi mediante tempi più estesi; in tal modo si permetterebbe una migliore metabolizzazione del metodo valutativo.
– La valutazione non deve restare ancorata ad azioni oggettive e neutre, bensì deve maggiormente coinvolgere il DS; fondamentale è la contestualizzazione territoriale e scolastica.
– Partendo dal presupposto che le scuole devono essere luoghi sicuri per tutti i loro utenti, bisogna incidere sulla sproporzione tra le responsabilità del DS e gli strumenti, per quanto concerne la sicurezza, messi a sua disposizione.
– Serve un maggiore coinvolgimento delle Istituzioni locali (Comuni, Province), per puntare alla delimitazione legislativa dei compiti e delle responsabilità del DS in materia di sicurezza.
– È necessario l’inserimento di garanzie assicurative sin dal prossimo contratto; sarà decisivo un dialogo tra tutte le parti interessate al fine di poter meglio programmare i passi e gli sviluppi futuri rispetto ad una tematica così delicata ed importante.
– Dal punto di vista strettamente economico è fondamentale una rivalutazione dello status del Dirigente Scolastico.

7. VALUTAZIONE DI SISTEMA E DEGLI APPRENDIMENTI

SITUAZIONE ATTUALE
La Valutazione di sistema si propone di rispondere a due finalità principali:
1. rendere trasparenti e accessibili all’opinione pubblica informazioni sugli aspetti più rilevanti del sistema di istruzione, in modo da poterne leggere il funzionamento
2. aiutare i decisori politici a valutare lo stato del sistema di istruzione, per sviluppare strategie appropriate di controllo e miglioramento.
Una delle parole chiave della legge 107 del 2015 è «valutazione», anzi le parole più appropriate per rappresentarne la filosofia di fondo sono state: autonomia, valutazione e responsabilità di tutti gli attori scolastici. Tre sono gli ambiti di intervento: 1. Valutazione degli esiti formativi 2. Valutazione dei processi organizzativi, gestionali e educativi che conducono a questi risultati 3.
Valutazione dei soggetti che concorrono all’erogazione del servizio.
Ciò viene realizzato affiancando all’autonomia scolastica, che è autonomia funzionale al migliore raggiungimento degli obiettivi di sistema fissati a livello nazionale, la responsabilità di tutti gli attori primari e comprimari e la valutazione dei risultati.
Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 62: nel primo ciclo di istruzione, la valutazione descrive le competenze raggiunte dagli alunni, il modello dei voti rimane in decimi.
Nella scuola secondaria di primo grado cambia l’esame di Stato: riduzione del numero di prove, la valutazione deve tener conto del percorso scolastico dell’alunno.
Nel secondo ciclo, l’esito dell’esame di Stato viene agganciato in maniera più stretta al percorso di studi. Lo svolgimento dell’attività di alternanza scuola-lavoro diventa requisito di ammissione all’esame di maturità.
Le prove INVALSI escono dall’esame di Stato ma permangono nel corso dell’anno e sono svolte anche per l’inglese, in convenzione con enti certificatori.

PROPOSTE
– I soggetti della comunità scolastica per una maggiore condivisione nella stesura dei RAV e dei Piani di Miglioramento
– Adeguare i tempi per la consegna dei RAV (le scuole in giugno sono impegnate nella fase complessa della chiusura dell’anno)
– Affiancare gli operatori Invalsi e i dirigenti del Miur, che hanno il compito di dialogare con la Conferenza nazionale di coordinamento del SNV, con i Dirigenti scolastici esperti
– Recuperare il significato di esiti di apprendimento che rischia di ridursi a esiti delle prove INVALSI
– Curare con precisione e attenzione le fasi del processo valutativo favorendo la riflessione e l’acquisizione di un linguaggio condiviso nelle comunità scolastiche
– Riconoscere il ruolo nodale delle figure di sistema nei processi di miglioramento e innovazione.

8. FORMAZIONE OBBLIGATORIA DEI DOCENTI ALL’USO DELLE NUOVE TECNOLOGIE

SITUAZIONE ATTUALE
Il Piano nazionale per la scuola digitale (PNSD) concorre alla formazione dei docenti sull’innovazione didattica e lo sviluppo della cultura digitale nell’insegnamento, sullo sviluppo delle competenze digitali degli studenti, sulle tre dimensioni identificate nel PNSD: trasversale, computazionale e agente attivo del cambiamento sociale.
È prevista una formazione con attività di tipo laboratoriale e in situazione, preferibilmente utilizzando la modalità BYOD [Bring Your Own Device], anche tramite percorsi di ricerca-azione promossi da Reti di scuole.
Linee strategiche:
– promuovere il legame tra innovazione didattica e metodologica e tecnologie digitali
– promuovere il legame tra innovazione organizzativa, progettazione per l’autonomia e tecnologie digitali
– rafforzare la formazione all’innovazione didattica a tutti i livelli (iniziale, in ingresso, in servizio)
– valorizzare l’azione dell’animatore digitale e del team per l’innovazione
– rafforzare cultura e competenze digitali del personale scolastico, con riferimento a tutte le dimensioni delle competenze digitali (trasversale, computazionale e di «cittadinanza digitale»), verticalmente e trasversalmente al curricolo
– promuovere l’educazione ai media nelle scuole di ogni ordine e grado, per un approccio critico, consapevole e attivo alla cultura, alle tecniche e ai linguaggi dei media
– rafforzare il rapporto tra competenze didattiche e nuovi ambienti per l’apprendimento, fisici e digitali
– utilizzare competenze e ambienti digitali per la promozione della lettura e dell’information literacy
– promuovere un’adeguata complementarietà tra utilizzo delle tecnologie digitali e abilità manuali, compresa la scrittura a mano, per favorire un pieno sviluppo delle competenze psico-motorie degli studenti
– stimolare la produzione di Risorse Educative Aperte (OER) per favorire la condivisione e la collaborazione nell’ottica di promuovere la cultura dell’apertura
– favorire percorsi di alta formazione all’estero sui temi dell’innovazioni.

PROPOSTE
Ciò premesso la formazione deve essere strettamente connessa alle scelte delle istituzioni scolastiche, alle priorità del miglioramento e alla professionalità docente. Deve avere quindi un carattere situato e strettamente operativo, per questo è necessario favorire, anche e soprattutto nel digitale, la dimensione cooperativa, lo scambio di pratiche esperte, gli approcci innovativi che partono dagli insegnanti. Occorre presidiare il processo di insegnamento/apprendimento e accompagnare la formazione dei docenti favorendo reti di scuole per la creazione di strumenti di monitoraggio (per esempio la creazione di protocolli di osservazione) e documentazione delle procedure, come espresso nel c. 58 lettera g e lettera h della 107/2015.

9. VALORIZZAZIONE DEL DIALOGO INTERCULTURALE ED INTEGRAZIONE DEGLI ALUNNI CON CITTADINANZA NON ITALIANA ALL’USO DELLE NUOVE TECNOLOGIE

SITUAZIONE ATTUALE
La multiculturalità che caratterizza la nostra società spinge ad adeguare le azioni educative ad un contesto nel quale anche il concetto di cittadinanza supera i classici connotati etnici basandosi sulla titolarità dei diritti politici e sociali. Il rispetto delle identità culturali e dei legami con i paesi di origine sono stati oggetto di attenzione, anche da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. In Italia, il Dpr. 394/99 ha percorso questa stessa strada stabilendo l’obbligo, che è anche un diritto, di frequenza scolastica per i minori immigrati. Allo stesso modo il D.Lgs. 286/98 ha sottolineato la necessità del rispetto delle identità culturali, in particolare nel III comma dell’Art. 38. Accoglienza, tolleranza e solidarietà sono divenute parole d’ordine di numerose circolari ministeriali riguardanti interventi pedagogici ed educativi. La Circolare ministeriale 73 del 2/3/94 aveva già posto in evidenza la pedagogia interculturale. Siamo al cospetto di un’evoluzione ribadita, tra gli altri provvedimenti normativi, anche dal Dpr. 275/99. La Legge Moratti, n. 53 del 2003 ha ripreso il principio della personalizzazione dei percorsi di insegnamento ed apprendimento. Nel 2004, è stato istituito dal MIUR l’Ufficio per l’integrazione degli alunni stranieri, dal quale sono state poi emanate le prime linee guida per la loro accoglienza (Circolare n. 2, protocollo n. 1148 / 01-03-2006). Ciò per diffondere il quadro normativo di riferimento e fornire suggerimenti di carattere organizzativo e didattico. Nel febbraio 2014 sono state pubblicate le nuove linee guida, e con la Legge 107/2015, articolo 1, comma 7 lettera D, è stata ribadita l’importanza della valorizzazione dell’educazione interculturale, del rispetto delle differenze, del dialogo e della solidarietà tra popoli. Infine l’Agenda 20/30 e le Linee guida del 14/9/17 per l’educazione alla pace ed alla cittadinanza globale, hanno confermato gli indirizzi maturati attraverso l’indicata evoluzione del pensiero educativo e legislativo.

PROPOSTE
Alla luce di quanto detto l’azione di integrazione risulta ben avviata; restano da implementare e migliorare alcuni aspetti delle azioni didattiche, mediante interventi specifici. Una volta rilevata la presenza di più culture nella stessa società vanno promossi rapporti di reciprocità. La mediazione esercitata dalla conoscenza e dalla reciproca comprensione crea relazioni dinamiche importanti che aumentano il valore della diversità intesa come vera risorsa.
L’ultimo dossier OCSE Pisa, che rielabora i dati del 2015, sostiene che l’inclusione dei soggetti maggiormente svantaggiati (stranieri deprivati culturalmente ed economicamente) oltre ad essere un’occasione per questi ultimi migliora la performance degli alunni più validi e/o fortunati. A tale scopo saranno importanti:
– una maggiore valorizzazione della lingua madre dell’alunno straniero e della lingua italiana mediante un utilizzo maggiore di metodologie didattiche partecipative (ad esempio didattica laboratoriale)
– l’acquisizione di significati culturali condivisi mediante l’apprendimento dell’italiano
– un maggiore coinvolgimento nel territorio delle famiglie straniere
– l’evidenziazione dei principi di cittadinanza globale.

10. ATTUAZIONE DELLE INDICAZIONI DI  CITTADINANZA E COSTITUZIONE»

SITUAZIONE ATTUALE
Come è noto da anni Ministero dell’Istruzione, Camera dei Deputati e Senato della Repubblica collaborano per offrire alle scuole strumenti che favoriscano la progettazione e la riflessione, all’interno dei percorsi didattici curricolari, sui principi e l’attualità della Carta costituzionale. Avvicinare i giovani ai suoi valori e sostenere l’insegnamento di «Cittadinanza e Costituzione» si è tradotto in nuove iniziative e in una pluralità di progetti, rivolti ai differenti gradi di istruzione e realizzati grazie al contributo degli Uffici scolastici regionali, dei Dirigenti scolastici e dei Docenti. Poiché nella Legge 107 /2015 questo argomento non è citato, si attende a breve un testo ministeriale per chiarire alle scuole come si possa dare concreta attuazione alla ricuperata Legge 169/2008, che richiede per l’appunto, nel primo articolo, «azioni di sensibilizzazione e
di formazione del personale finalizzate all’acquisizione, nel primo e nel secondo ciclo d’istruzione, delle conoscenze e delle competenze relative a “Cittadinanza e Costituzione”, nell’ambito delle aree storico-geografica e storicosociale e del monte ore complessivo previsto per le stesse». È un’occasione di cruciale importanza per identificare una rotta, offrendo alle scuole criteri e strumenti affidabili e duraturi, capaci di mediare fra passato e futuro, senza cedimenti alla logica delle emergenze e a quella dell’accorciamento del percorso della nostra scuola.

PROPOSTE
Creare una disciplina autonoma che abbia i seguenti obiettivi:
– consolidare nelle giovani generazioni una cultura civico-sociale e della cittadinanza che intrecci lo sguardo locale, regionale con l’orizzonte nazionale, europeo, internazionale
– Promuovere il rispetto della persona umana senza discriminazioni, del senso civico, della responsabilità individuale e collettiva, dei valori di libertà, di giustizia, di bene comune che affondano le radici nella nostra Costituzione
– articolarla con temi trasversali generativi di saperi, competenze, motivazioni, atteggiamenti, comportamenti, pratiche, azioni, connessi con le discipline dell’area storico-geografica e storico-sociale
– Mettere in rilievo i temi della legalità e della coesione sociale, dei diritti umani, delle pari opportunità, del rispetto delle diversità, del dialogo interculturale, dell’etica della responsabilità individuale e sociale, della tutela del patrimonio artistico e culturale, della sensibilità ambientale e dello sviluppo sostenibile, del benessere personale e sociale, del fair play nello sport, della sicurezza nelle sue varie dimensioni, della solidarietà, del volontariato e della cittadinanza attiva.