27 GENNAIO, GIORNO DELLA MEMORIA: se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.

 di Maria Rosa Buono – Consigliere Sezione di Monreale

Come ogni anno, il 27 Gennaio, si celebra la Giornata della Memoria.

Una Memoria storica comune, una Memoria patrimonio di tutti: sicuramente tra le più preziose eredità per ogni generazione passata, presente e futura…unico e autentico deterrente, incredibilmente potente, contro le brutture della storia e il pericolo di ancora possibili, oscuri ricorsi storici.
Ogni tratto importante, tormetato e sofferto del cammino che traccia la storia dell’Umanità trova “immortalità e dignità”  nei possibili percorsi vissuti da ciascun individuo, nelle riflessioni, nei ricordi indelebili del passato più doloroso che, nel tempo, trovano un naturale e liberatorio riscatto: diventare catarsi, rigenerarazione, consapevolezza immune dall’oblio, per sempre. Conosciamo tutti la motivazione intrinseca nel celebrare, nel non voler dimenticare ostinatamente, anno dopo anno, una data, il 27 Gennaio, che racchiude in sé un enorme valore simbolico, relativo all’evento più tragico del ‘900. Un evento che ha pervaso le sorti di un popolo, quello ebraico,  ma che riguarda indistintamente  tutti, poiché  esso occupa una posizione centrale tra le piaghe più profonde e ancora sanguinanti della Storia dell’Umanità: l’Olocausto.

Una giornata importante, uno spazio temporale dedicato alla comprensione del senso autentico di un Orrore che ha segnato, col marchio crudele dell’intolleranza e del delirio, il secolo scorso. Il fermarsi a riflettere per non ignorare, per non dimenticare, per analizzare, ancora una volta,  il perché di un simile strazio, di come ciò che è successo sia potuto accadere, è l’unica leva che può  impedire alle future generazioni di ripetere gli stessi errori, di reiterare il medesimo strazio. La Memoria, infatti, sottende la sfida della Ragione verso ciò che la Coscienza di ogni uomo a volte fatica a comprendere: la possibilità di far tesoro delle esperienze passate per tessere diversamente quelle future. La Shoah è  sicuramente il periodo storico più drammatico e rappresentativo del Novecento ed essa non è solamente riconducibile all’evidente e terribile sterminio, uno dei tanti atroci stermini che la Storia ricordi, ma rappresenta una periodo storico senza precedenti e senza paragoni, che determina l’obbligo incontrovertibile della Memoria.

L’Olocausto non può, infatti, essere relegato nella categoria del mero ricordo, della commemorazione fine a se stessa, ma va collocato all’interno di un ragionamento più ampio di riflessione e di approfondimento sulla nostra civiltà contemporanea. Una civiltà che, malgrado l’evoluzione e il progresso, non ha mai del tutto cancellato il concetto di alterità, nel senso più sprezzante e intollerante del termine. Una pseudo-civiltà che spesso ha inteso la diversità come sinonimo di inferiorità, per cui i diversi, i nemici oscuri da disprezzare sono, sempre e comunque, gli altri, “sudditi” di “ipotetici monarchi” che si arrogano il “diritto”, in un’intollerabile e fantomatica gerarchia, di stabilire la supremazia di determinate esistenze rispetto ad altre esistenze.

È di pochi di giorni fa la nomina a Senatrice a vita di Liliana Segre, un’antifascista italiana ebrea, reduce dell’Olocausto, una delle ultime  sopravvissute ai campi di concentramento nazisti, fondamentale  testimonianza ancora vivida e toccante di essi. La neo-senatrice sa bene quanto sia imprescindibile l’importanza di far conoscere il suo drammatico vissuto per compararlo con il vissuto di chi non c’era, di chi non conosce, di chi può solo ipotizzare un passato tanto lontano e doloroso, i nostri ragazzi. I giovani, sempre più spesso, purtroppo, si trovano a constatare, inermi, il subdolo riacutizzarsi di comportamenti allarmanti sempre meno velatamente xenofobi, sempre più ostentatamente razzisti.
Ed è ai ragazzi, che rappresentano il futuro e la speranza, che la Segre ha voluto rivolgere la sua attenzione, a loro ha parlato con la forza di un cuore sofferto che non ha mai dimenticato e di una mente che interpreta i segnali nefasti che provengono da parte di ottusi smemorati, chiusi in una grettezza cupa quanto pericolosa. Qualche giorno fa, Liliana Segre ha, infatti, voluto incontrate a Milano una foltissima schiera di giovani e giovanissimi accompagnati dai loro insegnanti e a essi si è rivolta con parole incisive, con lo scopodi aprire gli occhi, emozionare e indurre alla riflessione: “Sento parlare di gite a Auschwitz. Insegnanti che siete qua, non chiamatela mai ‘gita’. Quello ad Auschwitz è un pellegrinaggio, da fare in silenzio, possibilmente sentendo un po’ di fame e un po’ di freddo. Gita è una parola orribile per indicare i campi dove la persone sono morte solo per la colpa di essere nate”. “A voi, miei nipoti ideali io voglio insegnare la pace, l’amore, la libertà”.
Amore, pace e libertà che dal ricordo prendono nuova linfa e attecchiscono tra le pieghe della coscienza di chi ancora possiede a disposizione una vita intera per affermali quali principi fondamentali al fine di rendere il Mondo il luogo della fratellanza e del rispetto, un posto finalmente migliore. Non bisogna mai abbassare la guardia perché il pericolo più grande sta proprio nella deriva priva di Memoria che alcuni vorrebbero propinarci, non volendo comprendere un semplice ma nitido postulato: “quelli che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo”.