Anno LXXXIII Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2026 negli anni precedenti e, il fenomeno appare particolarmente evidente fin dai primi anni di scuola primaria, interessando anche gli altri segmenti del percorso di istruzione. Di fronte a questa continuità temporale, l’ipotesi di un effetto pandemico di medio-lungo periodo, pur mantenendo una propria plausibilità, appare sempre meno sufficiente a spiegare da solo le dinamiche osservate. Diventa quindi necessario interrogarsi anche su fattori di natura strutturale, riconducibili ai profondi cambiamenti sociali, culturali e tecnologici che stanno modificando i processi di insegnamento e apprendimento e, più in generale, il rapporto tra giovani, apprendimenti e scuola. Una seconda criticità riguarda la distribuzione degli esiti. In diversi casi il complessivo calo non deriva esclusivamente dall’aumento della quota di studenti e studentesse che non raggiungono i livelli minimi attesi ma anche dalla riduzione di coloro che conseguono i risultati più elevati. [...] Persistono inoltre rilevanti disuguaglianze territoriali. [...] A queste differenze si affianca il ruolo ancora molto marcato del background socio-economico e culturale e di quello migratorio. [...] Nel loro insieme, i risultati del Rapporto Nazionale 2026 restituiscono l’immagine di una scuola che continua a dimostrare importanti capacità di innovazione e di miglioramento in alcuni ambiti strategici – come le competenze digitali, l’apprendimento della lingua inglese e il contrasto alla dispersione scolastica esplicita e implicita – ma che è al tempo stesso chiamata ad affrontare sfide sempre più complesse sul terreno degli apprendimenti fondamentali e dell’equità. La crescente disponibilità di dati consente oggi di individuare con maggiore precisione bisogni, fragilità e potenzialità dei diversi contesti educativi. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare questa conoscenza in azioni sempre più tempestive, differenziate e basate sull’evidenza, nella consapevolezza che migliorare la qualità del sistema di istruzione significa garantire a ogni studente e a ogni studentessa le migliori opportunità di apprendimento, indipendentemente dal territorio, dalle condizioni di partenza e dal percorso scolastico intrapreso. 30 italiana di accogliere e valorizzare studenti e studentesse nei percorsi di studio, offrendo loro tutele concrete contro l’esclusione sociale e garantendo basi più solide per la loro partecipazione sociale, civile e lavorativa. Un secondo elemento positivo riguarda gli apprendimenti in lingua inglese. Le prove confermano risultati complessivamente solidi lungo l’intero percorso scolastico e, in diversi casi, rappresentano i valori più elevati dell’intera serie storica. Ancora più rilevante è il progressivo ridimensionamento dei divari territoriali – particolarmente evidente in alcune regioni del Mezzogiorno – che lascia intravedere il raggiungimento di una maggiore equità territoriale. Un ulteriore segnale incoraggiante proviene dalla rilevazione delle competenze digitali. Dopo la sua introduzione dello scorso anno, il monitoraggio è stato esteso anche all’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, offrendo una fotografia più completa di quanto studenti e studentesse conoscono e usano, anche in modo sicuro e consapevole, le tecnologie digitali oggi indispensabili per lo studio, il lavoro e l’esercizio Pur permanendo significative differenze tra territori, emergono segnali di recupero in alcune aree del Paese che storicamente presentavano maggiori difficoltà. Le dinamiche osservate suggeriscono che i divari territoriali non rappresentano una condizione immutabile e che interventi mirati, costruiti a partire dai bisogni specifici delle scuole e dei contesti locali, possono produrre risultati concreti. Infine, ma non da ultimo, rappresenta un segnale incoraggiante la riduzione della dispersione scolastica implicita che si attesta ai valori più bassi da quando viene rilevata, ossia dal 2019. Tale riduzione indica che diminuisce la quota di studenti e studentesse che terminano il loro percorso scolastico con livelli di apprendimenti di base non adeguati. Accanto a questi elementi positivi, il Rapporto evidenzia tuttavia alcune criticità. Il primo elemento riguarda il progressivo indebolimento degli apprendimenti di base in Italiano e Matematica. I risultati del 2026 confermano spesso una tendenza già osservata
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