7-8 Luglio-Agosto-2026

Anno LXXXIII Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2026 25 fondamentali si traducono in mete educative e la Magnifica humanitas ne traccia alcune: educare alla sobrietà; al senso del limite; al riconoscimento del diritto dell’altro; alla responsabilità personale; al senso della trascendenza e al bene comune. Una scuola che è di tutti, ma progettata per ciascuno, impegna i docenti a rendere concreto un percorso di umanizzazione, traducendo in concreto il binomio «La scuola e l’uomo» che da quarant’anni ha connotato il percorso formativo dell’UCIIM. In questo particolare momento storico la scuola non è chiamata ad insegnare la velocità del mondo digitale, ma ha il dovere di trasformare i modi di pensare e di vivere, rispondere alle sfide contemporanee , promuovere una cultura del dialogo, della pace e della non violenza, suscitare tra gli studenti relazioni condivise, creatività di pensiero riflessivo, offrire tempi distesi di apprendimento secondo i ritmi di ciascuno e in relazione ai livelli di partenza; sono questi fattori ed elementi che il digitale non può dare. L’educazione, definita come «atto di speranza» è la via per umanizzare il mondo e la storia ed il progettare sistemi centrati sulla persona e non sulle prestazioni richiede un ribaltamento della prassi ordinaria della scuola, riservando particolare attenzione al processo, più che al prodotto, allo sviluppo delle competenze, più che all’esecuzione dei compiti assegnati. Lo sviluppo dell’identità della persona, che per definizione è aperta agli altri, è garanzia di positivi benefici sociali a vantaggio del bene comune, attraverso l’esercizio di una cittadinanza attiva e responsabile. Fornire agli studenti gli strumenti cognitivi ed emotivi per navigare la complessità del mondo, comprenderlo e agire in modo responsabile e trasformativo, ri-umanizzare l’educazione con la pedagogia del rispetto, sono queste le linee guida del nuovo sentiero da percorrere per una scuola più umana e di efficace qualità. straggono dalla specifica azione formativa. La fatica dello studio personale, l’impegno nella ricerca, il confronto e il dialogo sono tutti buoni propositi, purtroppo, enunciati nei messaggi d’inizio anno scolastico e poi dimenticati nella quotidianità dei ritmi ordinari delle lezioni giornaliere. Una professionalità attenta e diligente esige che al primo incontro giornaliero con gli studenti, il docente, guardando negli occhi i suoi alunni, si ponga la domanda: «Quale sarà il futuro di questi ragazzi?». Una domanda che non attende risposta, ma contribuisce ad indirizzare il contenuto della lezione verso la formazione integrale e il domani civico e professionale degli studenti. È un dovere morale del docente-educatore, che si prende cura degli alunni affidati e si impegna a non lasciare indietro nessuno lungo in percorso. Educare significa infatti prendersi cura del percorso di crescita della persona, rispettandone tempi, bisogni e unicità; significa. insegnare e testimoniare ai giovani di oggi che «hanno tutto e non sono contenti» il senso del sacrificio, del lavoro personale, della fatica, dell’impegno costante e responsabile. Per realizzare questa visione, diventa fondamentale guardare al patrimonio pedagogico del passato e applicarlo con consapevolezza nella scuola di oggi. Le pedagogie attive, sviluppate dai più grandi pedagogisti a livello internazionale come Montessori, Freire, Piaget, Vygotsky, Freinet, Dewey, Don Milani, Brunner, non sono semplicemente attuali: sono strumenti vitali per costruire un’educazione capace di rispondere alle sfide contemporanee. Per vincere queste tre sfide è necessario, inoltre, rinnovare un’alleanza educativa tra scuola, famiglia e società civile. Il Patto educativo globale parte dalla scuola, «centro di partecipazione condivisa tra famiglie, insegnanti, associazioni e società civile» e trova una convergente motivazione di intenti nella ricerca del miglior bene dello studente, che è figlio e cittadino. I valori condivisi e i principi

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