Anno LXXXIII Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2026 27 2. La dispersione scolastica implicita e i risultati eccellenti (#slide 2). La dispersione scolastica implicita riguarda gli studenti e le studentesse che, pur portando a termine il proprio percorso di istruzione, non raggiungono livelli adeguati negli apprendimenti di base. Si tratta di una forma meno evidente di dispersione, perché non coincide con l’abbandono scolastico, ma con una preparazione che non risulta pienamente corrispondente agli apprendimenti attesi al termine degli studi. I dati più recenti mostrano tuttavia un quadro incoraggiante. La quota di studenti e studentesse in questa condizione registra una diminuzione significativa (erano l’8,7% nel 2025 sono il 6,3% nel 2026) e, nello stesso tempo, cresce il numero degli allievi e delle allieve che consegue risultati elevati (passando dal 12,3% del 2025 al 13,1% del 2026). Questi segnali indicano un miglioramento complessivo della qualità degli apprendimenti e testimoniano una maggiore capacità del sistema educativo di sostenere gli studenti in difficoltà, promuovendo al contempo le eccellenze e valorizzando le potenzialità individuali. 3. I risultati di Italiano Ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado (grado 13) (#slide 3). Nel 2026 si registra un miglioramento generalizzato rispetto all’anno precedente. A livello nazionale, la quota di chi raggiunge almeno il livello obiettivo passa, infatti, dal 52% del 2025 al 54%, evidenziando una crescita che interessa tutte le macro-aree del Paese. Il dato conferma quindi una tendenza positiva e diffusa, sebbene con intensità differenti tra i diversi territori. I segnali più incoraggianti provengono dal Mezzogiorno, dove l’incremento risulta particolarmente importante. Nel Sud il valore cresce dal 44% al 47%, mentre nella macro-area del Sud e Isole passa dal 43% al 47%. Questi progressi consentono alle regioni meridionali di avvicinarsi gradualmente ai livelli registrati prima della pandemia e a quelli dell’intero Paese, indicando una fase di recupero più marcata proprio nei territori che negli anni precedenti avevano mostrato maggiori difficoltà. prendimento differenziati. La riduzione della dispersione deve pertanto essere letta come un importante successo, pur nella consapevolezza delle difficoltà ancora presenti e delle sfide che attendono la scuola italiana nel garantire a tutti gli studenti opportunità di apprendimento sempre più eque ed efficaci. 1. Il grande calo della dispersione scolastica ELET (1) (#slide 1) (Link alle slides indicate nel testo). La riduzione della dispersione scolastica continua a registrare considerevoli progressi: nel 2025 il tasso di abbandono precoce si è attestato all’8,2% e, secondo le stime INVALSI, potrebbe scendere al 7,3% nel 2026. Si conferma così, con ampio anticipo, il superamento del traguardo del 9% fissato dall’Unione Europea per il 2030, consolidando un risultato di grande rilievo per il sistema educativo italiano. Sempre più giovani rimangono nei percorsi di istruzione e formazione, con effetti positivi sull’inclusione, sull’equità sociale e sulle opportunità future. L’ampliamento della partecipazione rende tuttavia la popolazione scolastica più articolata, poiché coinvolge anche studenti e studentesse caratterizzati da maggiori fragilità negli apprendimenti. Le eventuali flessioni nei risultati medi delle prove INVALSI devono pertanto essere interpretate anche alla luce di questo processo di crescente inclusione. Grazie all’integrazione dei dati INVALSI, MIM e ISTAT, è possibile monitorare con maggiore precisione l’evoluzione della dispersione e predisporre interventi mirati. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare questo importante traguardo quantitativo in un ulteriore miglioramento della qualità degli apprendimenti, garantendo a tutti gli studenti e a tutte le studentesse opportunità formative eque ed efficaci. (1) Early Leavers from Education and Training. In base alla definizione ufficiale adottata dalla UE, per ELET si intendono i/le 18-24enni che abbiano completato al massimo la scuola secondaria di primo grado e che non stiano frequentando una scuola o un corso di formazione professionale. Per maggiori dettagli si veda EUROSTAT.
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