7-8 Luglio-Agosto-2026

2 Anno LXXXIII Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2026 La domanda decisiva, dunque, non è se l’IA possa produrre risposte corrette, ma se possa aiutare lo studente a comprendere perché una risposta è corretta, perché un’altra è errata e quale percorso cognitivo consente di trasformare l’errore in conoscenza. L’errore non è un incidente da occultare né una colpa da sanzionare; è un punto di passaggio nella costruzione del sapere, il luogo in cui l’apprendimento si interrompe, si espone e chiede di essere riorganizzato. La pedagogia ha progressivamente superato l’idea dell’errore come mancanza, deficit o insufficienza morale. La riflessione epistemologica novecentesca, ripresa in ambito didattico, ha mostrato che l’errore non è esterno alla conoscenza: esso è spesso il luogo in cui il pensiero prende coscienza dei propri limiti e si dispone alla revisione. Castoldi (2016) ricostruisce questa trasformazione, osservando come la scuola abbia a lungo associato l’errore alla sanzione, mentre la prospettiva epistemologica successiva lo ha rivalutato come elemento normale e produttivo del processo conoscitivo. Cuzzi (2024) collega tale rivalutazione alla valutazione formativa, al feedback e al benessere degli studenti, sottolineando la necessità di ambienti educativi capaci di discutere l’errore senza stigmatizzarlo. Alla luce di tali premesse, il presente articolo sostiene che l’IA possa assumere una funzione autenticamente educativa solo se collocata entro una pedagogia dell’errore. L’IA non deve essere presentata come ora1. Introduzione L’intelligenza artificiale è entrata nei contesti educativi non come semplice applicazione tecnica, ma come nuovo ambiente di mediazione cognitiva. Gli studenti possono interagire con sistemi capaci di generare testi, spiegazioni, domande, esempi, sintesi, mappe concettuali, simulazioni e feedback; i docenti, a loro volta, possono impiegarli per predisporre materiali differenziati, costruire esercitazioni graduate, sostenere pratiche inclusive e progettare forme più tempestive di valutazione formativa. Tuttavia, la questione pedagogica non può essere ridotta alla disponibilità dello strumento o alla rapidità della risposta. Il nodo teorico riguarda l’idea di apprendimento che viene promossa quando una macchina produce risposte plausibili, immediate e linguisticamente convincenti. La scuola incontra l’IA in un tempo culturale nel quale il sapere rischia di essere interpretato come prestazione istantanea, risultato misurabile, ottimizzazione del compito. Proprio per questo il tema dell’errore torna a occupare una posizione centrale. Se l’IA viene utilizzata per cancellare l’incertezza, abbreviare il tempo della ricerca e sostituire la fatica del ragionamento, essa impoverisce l’esperienza educativa. Se invece viene impiegata per rendere analizzabili gli inciampi cognitivi, confrontare ipotesi, discutere fonti, riconoscere distorsioni e riformulare strategie, essa può diventare un dispositivo di pensiero critico. L’errore come risorsa nell’era dell’IA Francesco Pungitore, Coordinatore nazionale della Consulta IA e Buone Pratiche Fabrizio Zago, Coordinatore nazionale della Consulta IA e Buone Pratiche Pedagogia critica, valutazione formativa e responsabilità educativa tra apprendimento umano e sistemi generativi

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