Anno LXXXIII Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2026 3 ciclo dell’indagine, ma lo alimenta: formulazione del problema, ipotesi, verifica, revisione, nuova azione (Dewey, 1933, 1938). Piaget mostra, attraverso il concetto di equilibrazione, che lo sviluppo cognitivo procede per assimilazioni e accomodamenti: il soggetto integra il nuovo entro schemi già posseduti, ma quando tali schemi non bastano è costretto a modificarli (Piaget, 1975). L’errore segnala precisamente questa tensione tra previsione e risultato, tra schema interpretativo e resistenza del reale. Vygotskij colloca invece l’apprendimento nella dimensione sociale, introducendo la zona di sviluppo prossimale: lo studente può raggiungere livelli più complessi quando è sostenuto da mediazioni adeguate (Vygotskij, 1978). In questo quadro, l’IA può funzionare come supporto dialogico, ma non può esaurire la mediazione educativa, perché la mediazione implica intenzionalità, responsabilità, lettura del contesto e relazione. Bruner sviluppa la nozione di scaffolding come sostegno progressivo alla costruzione della conoscenza. Un tutor, umano o artificiale, è efficace non quando sostituisce lo studente, ma quando dosa l’aiuto, rende visibile il compito, orienta l’attenzione e permette il colo computazionale, né demonizzata come minaccia assoluta. Deve essere governata come strumento fallibile, utile nella misura in cui consente di esercitare controllo, verifica, interpretazione e responsabilità. Il suo limite diventa, in questa prospettiva, risorsa didattica: l’allucinazione può diventare esercizio di fact-checking; il bias può diventare occasione di educazione civica digitale; l’opacità può diventare domanda filosofica sulla conoscenza; la risposta automatica può diventare oggetto di revisione argomentata. Occorre tuttavia introdurre una precisazione ulteriore. L’errore dell’IA non è, di per sé, una risorsa formativa o tecnologica. Può diventarlo soltanto entro un ciclo intenzionale di osservazione, classificazione, diagnosi causale, correzione, validazione e controllo etico. La risposta falsa, il riferimento inventato, il bias discriminatorio o il fraintendimento del prompt non sono segni spontanei di progresso: sono punti di vulnerabilità che richiedono criteri, metriche, competenze e responsabilità. In questo senso, il parallelismo con l’apprendimento umano deve essere costruito come analogia controllata: l’essere umano trasforma l’errore in esperienza; il sistema artificiale può essere trasformato a partire dall’errore solo attraverso procedure tecniche, valutative e istituzionali. 2. Quadro teorico 2.1 Apprendere come esperienza, mediazione e ricostruzione Dewey interpreta l’apprendimento come esperienza riflessiva: il pensiero nasce quando l’azione incontra un ostacolo, una sorpresa, una discontinuità rispetto all’atteso. L’errore non è dunque un accidente marginale, ma il punto in cui l’esperienza chiede di essere riorganizzata. In una prospettiva deweyana, l’IA può avere valore educativo solo se non interrompe il
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