7-8 Luglio-Agosto-2026

Anno LXXXIII Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2026 38 In tale contesto, l’intelligenza artificiale è stata proposta come uno strumento capace di generare bozze, schemi e proposte operative che possono costituire un valido punto di partenza per il lavoro del docente. Ampio spazio è stato dedicato alle tecniche di prompting, cioè alla capacità di formulare richieste efficaci ai sistemi di AI. I partecipanti hanno sperimentato come la qualità dei risultati spesso dipenda, in larga misura, dalla precisione delle istruzioni fornite. Infatti definire il ruolo richiesto all’assistente virtuale, specificare il livello scolastico, indicare gli obiettivi formativi, stabilire vincoli metodologici e descrivere il contesto didattico, permette di ottenere risposte molto più pertinenti e facilmente utilizzabili. Attraverso numerose esercitazioni, i docenti hanno imparato a utilizzare l’AI per formulare obiettivi di apprendimento coerenti con le Indicazioni nazionali, costruire scalette dettagliate di lezioni, mappe concettuali soprattutto per i discenti con bisogni educativi speciali, progettare unità didattiche interdisciplinari e sviluppare attività laboratoriali calibrate sulle caratteristiche delle proprie classi. Particolarmente significativa è stata la riflessione sul cosiddetto prompting iterativo: la prima risposta fornita dall’intelligenza artificiale non rappresenta quasi mai il prodotto finale, ma una base da migliorare progressivamente attraverso successive richieste di approfondimento, revisione e personalizzazione. In questo processo emerge chiaramente la centralità del docente, chiamato ad esercitare competenze critiche pedagogiche e disciplinari soprattutto nel discernimento delle fonti, che nessun algoritmo può sostituire. La centralità del giudizio professionale Uno dei messaggi più forti emersi dagli incontri, acquisito durante il percorso formativo, è stato che le proposte generate dall’intelligenza artificiale devono essere considerate materiale grezzo da sottoporre a valutazione critica. Attraverso esempi concreti, è stato mostrato come questi sistemi non «pensino» nel senso umano del termine, ma elaborino enormi quantità di dati per prevedere e generare sequenze linguistiche coerenti. Comprendere questo aspetto si è rivelato fondamentale per sviluppare un atteggiamento equilibrato nei confronti della tecnologia, evitando sia entusiasmi acritici sia paure infondate. Un concetto particolarmente apprezzato dai partecipanti è stato quello dell’AI Literacy, ossia la capacità di comprendere, utilizzare e valutare criticamente gli strumenti di intelligenza artificiale. In una scuola chiamata a preparare gli studenti alle sfide del XXI secolo, tale competenza non riguarda più soltanto gli specialisti informatici, ma diventa parte integrante della cittadinanza digitale. L’ing. Fiore ha inoltre insistito su un principio che ha accompagnato l’intero percorso formativo: l’intelligenza artificiale deve essere considerata un assistente e non un sostituto del docente. Gli strumenti generativi possono accelerare alcune attività, favorire la creatività e supportare la personalizzazione degli apprendimenti, ma richiedono sempre supervisione umana, verifica critica e responsabilità professionale. L’AI al servizio della progettazione educativa Uno degli incontri maggiormente apprezzati è stato dedicato alla progettazione didattica assistita dall’intelligenza artificiale. In questa fase il corso è entrato pienamente nella dimensione operativa, mostrando come i sistemi generativi possano supportare il lavoro quotidiano degli insegnanti. La progettazione educativa è stata presentata come una delle attività più complesse e qualificanti della professione docente: definire obiettivi di apprendimento, organizzare contenuti, predisporre attività significative, adattare percorsi alle esigenze della classe e predisporre adeguate strategie di valutazione richiede tempo, esperienza e competenze pedagogiche consolidate.

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